La caratterizzazione vera e propria.

Questa, se vogliamo, è un po’ la parte più difficile del nostro lavoro. Perché il personaggio è come un bambino piccolo. Nel momento della creazione avrà sì delle caratteristiche peculiari, diciamo delle inclinazioni, che come diceva Mark Twain influenzano i comportamenti del protagonista, ma è vero anche il contrario. Come nella vita reale sono gli avvenimenti che ci capitano ad influenzare il nostro carattere. Quindi partiamo da qui. Anche in questo caso evitiamo di fare la lista della spesa non appena presentiamo il personaggio.
Esempio:

“Gigia era sincera, caparbia, con un carattere forte, ma anche molto dolce, leale e generosa.”

E’ come con le descrizioni fisiche, lasciamo filtrare mano mano le informazioni. C’è poi un altro tipo di descrizione che mi dà particolarmente fastidio: la descrizione “ossimorica”. Che cosa intendo? Una cosa del genere:

“Francesco era un ragazzo forte, ma sensibile, arrogante ma umile…!” ecc.

Capisco che ci vogliono sia i pregi che i difetti, ma così viene ad essere un elenco spiattellato di caratteristiche che alla fine di giochi non vogliono dire molto.

Caratterizzare moralmente, psicologicamente e caratterialmente un personaggio è complicato. Io fingo che sia una persona che esiste veramente, magari ispirandomi a caratteristiche che ho riscontrato in persone che conosco. Prendo un po’ dall’uno e un po’ dall’altro, insomma! Quella che chiamo la “tecnica del chiaroscuro”: è esattamente come disegnare, solo lo si fa con le parole invece che con la matita. Parto da un elemento e poi mano mano che vado avanti nella narrazione aggiungo dettagli, coloro, rendo il mio personaggio a tutto tondo. E nel corso della storia può capitare che cambi, maturi. Un po’ come Renzo che all’inizio dei Promessi Sposi è un bietolone senza arte né parte e alla fine si è fatto un opinione della vita e delle cose. A parte il carattere propriamente detto poi ci sono tante altre piccole sottigliezze. Quelle che rendono unico il nostro personaggio.

Un sistema che uso spesso è esasperare un pregio fino a farlo diventare un difetto o al contrario far diventare un difetto un pregio. Come nella vita reale non ci comportiamo sempre esattamente nello stesso modo. Prendiamo una tipica MarySue: non solo è il coacervo di tutti i pregi del mondo, ma lo è anche dei difetti (e nonostante ciò è amata). Ora la cosa che ho riscontrato spesso è che ciò che viene spesso definita come sincerità, cinismo e/o determinazione sono niente di più che una grossolana maleducazione. Una MarySue che entra come una signora e padrona e si permette di trattare a pesci in faccia presidi/elfi del Gran Consiglio/Re ecc. è solo una gran maleducata. Questo è non aver ben chiare le sottigliezze del carattere umano né sapere bene ciò di cui si sta parlando.

Il background

Ovvero la storia personale del nostro personaggio. Dove è nato, come era la sua famiglia, le sue esperienze passate, il suo grado d’istruzione, ecc. Ovviamente non tutto ciò che avremo “inventato” nella vita personale del nostro personaggio troverà spazio nella narrazione, né è detto che sia necessario. E’ divertente creare una vita fittizia ed è utile perché ci aiuta anche a dare carattere al personaggio.
Come dicevo prima sono infatti le esperienze passate a farci essere ciò che siamo nel presente e questo vale anche per personaggi fittizi. Di solito preparo una piccola scheda per meglio ricordarmi tutti i dati su quel personaggio. Anche in questo caso bisogna cercare di avere un po’ di equilibrio, soprattutto per quei personaggi che hanno avuto un passato difficile. Compiacersi sui dettagli più torbidi e drammatici della vita di un original character può essere a volte controproducente.

A me personalmente quando leggo di uno a cui hanno, nell’ordine: trucidato il padre, violentato le sorelle, distrutto il villaggio, bruciato le piante dei piedi, ammazzato il cane e per di più rubato la macchina, dopo un po’ viene da ridere. Credo che sia importante controbilanciare i fatti. Non dico che non possano accadere tutte queste cose (anzi, sono accadute e continuano ad accadere) ma perfino nei campi di concentramento i prigionieri riuscivano a trovare un momento di speranza. Mi ricordo la storia di una deportata che scriveva poesie sul cielo azzurro di Auschwitz. Ricordiamoci di Shakespeare, che anche nelle tragedie più fosche inseriva un elemento comico per distendere la narrazione. Quindi al nostro personaggio diamo anche episodi di vita felici o che lui considera tali.

Interessante è anche il background sociale/politico/culturale del nostro personaggio. In che epoca vive, per esempio. Le cose cambiano parecchio da un periodo storico all’altro e di questo dovremo tenere conto nella creazione del personaggio. Poniamo il caso che sia una donna e che sia un medico. A seconda delle epoche la situazione è assai differente. Nel medioevo era quasi impossibile a meno che non fosse una farmacista o speziale come nei romanzi di Candace Robb e anche in quel caso si sono dovute presentare ben precise condizioni affinché fosse possibile. Diverso il caso tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 dove le donne hanno cominciato una qualche pur timida rivendicazione. Fino ad arrivare alla nostra epoca dove un medico donna è del tutto diffuso e normale.

Oppure possiamo porre l’accento sulla condizione sociale, se il nostro protagonista proviene da un ambiente ricco ovvero operaio o addirittura contadino. E ancora se ambientiamo la nostra storia in campagna anche le abitudini dello stesso ceto sociale cambieranno. E infine il grado d’istruzione che cambia a seconda delle epoche, dell’ambiente ecc. Quindi come vedete sono tutte considerazioni che forgeranno il nostro personaggio in un modo o nell’altro. Una piccola noticina a margine: cerchiamo di tenere sotto mano la piccola scheda che avremo preparato o di ricordarci le caratteristiche salienti del nostro protagonista. Come dice Mark Twain non c’è niente di peggio di un personaggio che “inizia a parlare come un lezioso libro stampato e finisce come un menestrello nero”!

 

Joomla templates by a4joomla