Introduzione:

Dare un’ambientazione ai nostri racconti è operazione essenziale per scrivere gli stessi e, come per la creazione di personaggi originali, l’autore ha le più grandi libertà di manovra. Ma, anche qui, ci sono alcune considerazioni che bisogna tenere presenti. La più importante è che qualsiasi sia l’ambiente che avremo deciso di usare, esso deve avere una sua certa coerenza interna. Come il nostro universo fisico, anche uno immaginario ha le sue basi su cui poggiare altrimenti mancherà di logicità. Le ambientazioni si dividono in due grandi famiglie, quelle di tipo reale e quelle di tipo fantastico, ma come in tutte le famiglie possono anche verificarsi sovrapposizioni e incroci che vedremo in seguito.

Ambientazioni di tipo realistico:

Come indica il nome sono quelle che richiamano al mondo reale, ma non necessariamente al nostro quotidiano più vicino. Anzi una storia può anche essere ambientata in luoghi o tempi lontani. Ma in ogni caso ambientazioni di questo tipo necessitano sempre di un accurato studio preliminare. Se decido di ambientare una storia poliziesca nella Cina del 1924 dovrò inevitabilmente conoscere i metodi d’indagine tipici di quei tempi e di quel paese, dovrò tenere presente le vicende storiche che lo coinvolgono, dovrò avere nozioni di geografia, topografia, lingua ecc. Analogamente se intendo scrivere una storia adolescenziale ambientata nel mio condominio non posso prescindere dal dare alcune informazioni importanti al lettore, per esempio se uso espressioni gergali o dialettali dovrò in qualche modo farne intendere il significato anche a chi potrebbe non conoscerlo. Qualunque sia la decisione che prenderemo dovremo fare i conti, è il caso di dirlo, con la realtà. Il lavoro preliminare a volte sarà quasi più lungo della mera scrittura eppure più siamo precisi con le nozioni in nostro possesso più il racconto sarà credibile.

È qui il caso di fare una piccola parentesi: quando parlo di precisione non intendo che sia necessario sapere quanti sanpietrini ci sono in via nazionale (a meno che ciò non sia essenziale per l’economia della nostra storia) ma avere almeno presente dove sia tale via (che per la cronaca è nel centro di Roma)! Sono, secondo me, proprio questi piccoli particolari a dare verosimiglianza alla storia. Ciò che voglio dire è che seppure avremo le più grandi libertà di movimento in quanto stiamo pur scrivendo un’opera di fantasia, tuttavia per poter dare l’impressione al lettore che ciò che stia leggendo sia vero dovremo indurlo alla sospensione del giudizio e un modo per farlo è sicuramente quello di aggiungere particolari veri alla verosimiglianza della storia.

Faccio un esempio: Angeli e demoni di Dan Brown è ambientato a Roma in tempi moderni. La vicenda è abbastanza fantastica eppure l’ambientazione è perfetta ; c’è un passo del libro dove il protagonista deve saltare da una finestra di Castel S.Angelo fin dentro al Tevere. Ora io che sono di Roma so benissimo che è un’azione impossibile avendo perfettamente chiari i riferimenti topografici eppure Brown mi ha condotto per tutto il romanzo fino a quel punto in maniera talmente precisa per cui leggendolo in quel momento non ho trovato niente di cui eccepire. Ovvero ho attuato una sospensione del giudizio. Solo dopo, ripensandoci a mente fredda, ho constatato che quel salto era inverosimile!

Ambientazioni di tipo fantastico:

Apparentemente è il tipo di ambientazione più facile da usare, ci si può sbizzarrire in mille maniere diverse. Eppure anche qui è necessario mantenere quanta più coerenza possibile all’interno del mondo che creiamo. Anzi, proprio perché è un’ambientazione di fantasia è forse tanto più essenziale la coerenza interna perché dovremmo catapultare il nostro lettore in un universo altro. Di qui necessita che noi compiamo, di nuovo, un certo lavoro preliminare. Per esempio se decido di scrivere un racconto fantascientifico in cui le astronavi si muovono più veloci della luce perché capaci di imbrigliare l’energia dei buchi neri una qualche nozione scientifica e astronomica dovrò averla. Non a caso grandi scrittori di fantascienza erano anche scienziati (Asimov era laureato in biologia, Clarke era un astrofisico, ecc…).

Anche se questo non è sempre vero: per esempio Jules Verne, H.G. Wells e E.R. Burroughs hanno inventato la fantascienza senza essere dei veri scienziati. Ma hanno saputo dare una tale ricchezza di particolari verosimili e coerenti tra loro che la nostra sospensione del giudizio è stata totale. Analogo discorso possiamo farlo per quanto riguarda tutti gli altri ambiti delle ambientazioni fantastiche. Anche nel fantasy l’importante è mantenere una coesione interna tale da dare verosimiglianza al nostro mondo.

Prendiamo ad esempio la saga del Signore degli Anelli che è un esercizio se vogliamo ipertrofico di fantasia. Tolkien non solo ha inventato uno spazio fisico (Arda) in cui muovere i suoi personaggi, ma ha anche creato una serie di lingue, leggende, canti, una storia pregressa, una mitologia tali da dare al suo mondo tutta una serie di riferimenti a prima vista non necessari ma che sono stati capaci nella loro globalità di dare ricchezza e profondità all’universo tolkeniano.

Ritorniamo sul discorso coerenza. È vero che nell’enorme produzione tolkeniana non tutto è così facilmente riconducibile ad una linea temporale logica: ci sono balzi, pieghe, anche anacronismi (interni, si badi bene) e incoerenze che senza nulla togliere alla forza della saga la rendono forse ancor più realistica. Come nel mondo reale non tutto è spiegabile e ordinabile razionalmente, non tutto è così limpido e chiaro. Ecco quindi che anche noi senza arrivare agli ipertrofismi di un Tolkien o di una Marion Zimmer Bradley dovremo attenerci alle convenzioni interne che rendono credibile il nostro universo.

Contaminazioni

Come ho detto prima, come nella vita reale, neanche in letteratura è tutto così bianco o nero; per quanto si possa categorizzare, analizzare, catalogare c’è sempre qualcosa di fluido che è anche la cosa divertente dello scrivere! Perché se è vero che possiamo dividere le ambientazioni in due grandi insiemi, è vero anche che nessuno ci vieta di mischiare e contaminare i generi e così via. Per esempio lo steampunk anche se è considerato una branca della fantascienza, in realtà contiene elementi di racconto storico.

Le descrizioni

Anche qui uno scrittore è piuttosto libero, il modo di descrivere dipende un po’ dallo stile con cui si è scelto di scrivere ed anche dall’attitudine personale. C’è chi preferisce le descrizioni fotografiche e chi invece dare ampie pennellate impressioniste. Qualunque sia il modo scelto bisogna però fare attenzione che la descrizione sia “parlante”. Cioè non limitarsi a mostrare ma narrare gli eventi. Ed è questa se vogliamo una delle poche regole auree della narrativa. Che cosa vuol dire? Che anche le descrizioni devono essere funzionali alla storia narrata, che non devono limitarsi a descrivere punto per punto le tappezzerie e i ninnoli di un salotto vittoriano, per esempio, ma dare una connotazione “personale” al salotto, ovvero dare carattere all’ambiente che descriviamo. Continuiamo con l’esempio del nostro salotto vittoriano: dalle informazioni in nostro possesso sappiamo che:

“ha i mobili di una certa fattura, una tappezzeria fiorata sui toni del malva e del verde chiaro, da una parte c’è un paravento cinese e un mobiletto di legno di rosa intarsiato di madreperla, un’antina racchiude dei libri preziosi che hanno il dorso di marocchino rosso e ogni superficie disponibile è coperta di piccoli ninnoli di porcellana alcuni piuttosto leziosi. Accanto al divano è disposto un tavolinetto basso e sopra di esso ci sono una teiera d’argento di Sheffield e due delicate tazzine di porcellana.”

Questa sembra più che altro una descrizione da rivista di arredamento, non c’è nulla di formalmente sbagliato ma è una descrizione senza carattere e anche un po’ noiosa. Dobbiamo cercare di cogliere l’essenza di quella stanza, darle un suo carattere e, attraverso di essa, aggiungere elementi narrativi alla nostra storia. Per dare più profondità alle nostre descrizioni possiamo non limitarci a dati meramente visivi ma aggiungere altre caratteristiche sensoriali, aggiungendo anche elementi sonori o olfattivi.

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